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Giardini


...ogni giardino è, prima di tutto, l'apprendimento del tempo, del tempo che è come la pioggia, il vento e il sole e del tempo che passa, il ciclo delle stagioni...
Erik Orsenna

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Villa delle Rose

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Villa delle Rose

Villa delle Rose

La villa, un'antica residenza di villeggiatura indicata nei catasti settecenteschi come Casino Cella, dal nome dei primi proprietari, viene edificata nella seconda metà del'700 al posto di una preesistente dimora di campagna appartenuta agli Spannocchi (famiglia di origine senese).

La scalinata, che da via Saragozza sale fino al portichetto che precede la villa, dà l'origine al nome di Villa la Scala. Nel 1800 la proprietà passa ai Pepoli e successivamente ad altre famiglie fino ai Armandi Avogli, che nel 1907 affidano all'architetto Dante Trebbi l'opera di restauro della villa e del giardino.

Una bella scalinata a più rampe e un sinuoso viale di platani poco lontano sono gli accessi che, da via Saragozza, risalgono il breve pendio verso la villa, ornata da un elegante loggiato (fu costruita nel ‘700 come casa di villeggiatura della famiglia Cella).

Nel piazzale davanti all’edificio spicca un superbo esemplare di faggio; tutt’intorno sono disposte varie opere scultoree risalenti alla fine dell’‘800 e ai primi decenni del ‘900. Il parco, che si estende per poco meno di due ettari sulle prime pendici del colle della Guardia, è caratterizzato dalla presenza di un giardino ornamentale di sempreverdi soprattutto esotici (abeti di Spagna, tassi, cipressi, cedri, magnolie, pini, un’araucaria), siepi di Poncirus trifoliata e tasso, uno scenografico viale di ippocastani.

Per donazione dell'ultima proprietaria, Nerina Armandi de' Piccoli, nel 1916 il Comune di Bologna acquisisce l'immobile e lo adibisce a sede della Galleria D'Arte Moderna verso la fine degli anni '20.

Durante la seconda guerra mondiale la villa viene utilizzata come ospedale, l'istituzione museale decade fino al 1961, e nel 1975 si trasferì nella nuova sede presso il Fiera District.

Dopo una lunga chiusura seguita dal restauro la villa è stata recuperata e destinata alla dependance espositiva della Galleria D'Arte Moderna. Per abbondanza dei fiori la villa prese il nome di Villa delle Rose.

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Villa Spada

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Villa Spada

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Villa Spada

Il giardino di Villa Spada

Il giardino di Villa Spada è ubicato all'interno di Villa Spada, il prestigioso edifico progettato da Giovanni Battista Martinetti, verso l'ultimo decennio del Settecento, su richiesta di Giacomo Zambeccari che  presenta al suo interno ampi spazi espositivi, depositi, sala conferenza, biblioteca, uffici e il laboratorio di restauro.

Il giardino di Villa Spada si estende per circa 6 ettari all’estremità della stretta dorsale tra il rio Meloncello e il Ravone. Macchie di alberi e prati si alternano lungo il pendio che dalla collina di Casaglia scende su via Saragozza.

Dai punti più elevati (120 m) si godono begli scorci sul centro storico, incorniciato dalle chiome dei tanti sempreverdi mediterranei (lecci, cipressi, allori, pini domestici e marittimi, corbezzoli). Nella porzione subito a destra dell’ingresso principale cresce un boschetto seminaturale con specie tipiche della collina (orniello, carpino nero, acero campestre, ciavardello, biancospino). G. B. Martinetti, disegnò anche il piccolo giardino all’italiana terrazzato e adorno di vasi e s originariamente decorato da statue, di cui rimane solo il gigantesco Ercole in macigno di Giacomo De Maria.

Il reperimento del materiale conservato al suo interno si deve a Vittorio Zironi, tappezziere di professione e attento conoscitore di manufatti tessili, che a partire dall'immediato dopoguerra, con l’aiuto di colleghi e collezionisti in pochi anni costituì una raccolta di estremo pregio per varietà e qualità dei reperti, che aveva inizialmente la specificità di includere prevalentemente tessuti, accessori e strumenti di lavorazione utilizzati nei secoli nell’ambito della tappezzeria.

Col tempo la collezione ha incluso manufatti finiti, quali abiti, oggetti ricamati, disegni, materiali d'archivio e una biblioteca altamente specializzata.

La raccolta di frammenti più antichi è quella dei tessuti copti, mentre le produzioni occidentali (anche locali) e del vicino e medio Oriente coprono un lasso di tempo di svariati secoli, dal medioevo fino alla fine del XIX secolo. Tra questi sono da ricordare i caftani ottomani del XVIII-XIX secolo. Ampio spazio è dedicato ai manufatti ricamati orientali  e italiani.

Un nucleo particolarmente significativo, che si è andato arricchendo negli anni, comprende le vesti e i corredi liturgici (anch’essi ricamati e spesso con filati in oro e argento), per la confezione dei quali venivano usate le sete e le passamanerie più pregiate.

Altre donazioni hanno permesso di raccogliere abiti realizzati da alcune famose sartorie cittadine, attraverso i quali è possibile ripercorrere una breve storia della moda del XX secolo.

Grande prestigio alla raccolta è dato anche dalla presenza di attrezzature utilizzate nelle varie fasi della produzione dei tessuti, a partire dai grandi telai. In particolare si segnala quello settecentesco, a cui all'inizio del XIX secolo fu applicato il sistema Jacquart a schede perforate, straordinario testimone dell'evoluzione tecnologica nell'epoca della rivoluzione industriale.

Un'intera sala è invece dedicata agli strumenti usati per la preparazione dei materiali necessari ai tappezzieri e agli attrezzi impiegati nelle diverse fasi del lavoro.

Negli ultimi anni il museo si è distinto sia nell’ambito della conservazione, grazie all’attività del rinomato laboratorio di restauro presente al suo interno, sia della didattica, in alcuni casi svolta mettendo in funzione direttamente alcuni strumenti antichi o sperimentando la tessitura in piccoli telai moderni.

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